L’ex primo ministro libico Omar el Hassi, pronto ad aggregarsi alla Flotilla con la sua Omar al Mukhtar, tenuto lontano con un pubblico “no grazie”, non è stato l’unico lasciato a terra dalla missione marittima umanitaria in viaggio verso Gaza. Negli stessi giorni, al porto tunisino di Biserte è rimasto Khaled Boujemaa, fra i coordinatori del settore nordafricano della flotta, vicino a un partito di ispirazione religiosa.
“Gli organizzatori ci hanno mentito, ci hanno nascosto l’identità di alcuni degli esponenti di prima linea della Flotilla”, ha detto in un video postato sui social e ripreso il 16 settembre dal Courier de l’Atlas e ieri improvvisamente diventato virale. Oggetto del contendere, la presenza a bordo di Saif Ayadi, attivista queer e figura di riferimento per la sinistra radicale tunisina, da tempo in rotta con il presidente Kais Sayed.
A detta di Boujemaa, la lotta per Gaza non dovrebbe essere “sporcata” da altre istanze, per questo avrebbe deciso di prendere le distanze dalla Flotilla. In realtà, fanno filtrare gli attivisti, non sarebbe stato lui a dimettersi, ma il comitato organizzatore a non cedere al ricatto e a indicargli la porta quando ha messo tutti di fronte all’aut aut: “O io, o lui”.






