Nel 2025 i canali a pagamento hanno fatto un altro passo avanti nel darci quello che la tv in chiaro ci offriva gratuitamente: dopo i reality, i film tv, le rom-com natalizie e l’ultima grande arrivata – la pubblicità – si sono infatti cimentati un genere fondamentale delle serie di network: il medical. Netflix ci ha provato con la sua versione di Grey’s Anatomy, Pulse, ed è stato un totale fallimento, Hbo ha sfornato la sua Er - Medici in prima linea, The Pitt (dal 24 settembre su Sky e Now), ed è stato un clamoroso successo. Vorremmo prendere questo dato come la constatazione che il più esigente (se non altro perché paga) pubblico dell’online abbia il buon gusto di scansare le soap ospedaliere infarcite di disastri immani e inciuci di medici che si ammucchiano a pochi metri da gente che soffre e/o crepa. Non è così; semplicemente, The Pitt è piaciuto di più perché è un medical eccellente. Realistico, coraggioso, umano, è l'erede che sognavamo di Er - Medici in prima linea. Anche per questo, si è portato a casa cinque Emmy, tra cui miglior serie drammatica e miglior attore protagonista a Noah Wyle (già buon vecchio Carter di Er).Preceduto da polemiche e beghe legali – è accusato di essere un plagio-sequel ufficioso di Er, visto che produttori, attori e core dello show sono gli stessi – The Pitt ha debuttato negli Usa a inizio anno con una format ispirato al seminale episodio di Er in real time intitolato Il viaggio. Segue, infatti, minuto per minuto, le quindici ore di un turno diurno (dalle sette di mattina alle dieci di sera) del personale del pronto soccorso di un affollato ospedale di Pittsburgh, afflitto dai lancinanti problemi della sanità pubblica: personale insufficiente, ipersfruttato e sottopagato e una sistema che usa i pazienti e le loro disgrazie per fare soldi. A capo del turno troviamo il dottor Michael "Robby" Robinavitch - la versione 2.0 di Carter - che ha il volto familiare e umano di Wyle. Robby, responsabile medico interessato più il benessere dei pazienti che a far risparmiare l’amministrazione, sta lavorando nel giorno dell’anniversario di un evento traumatico: tra le corsie, ha perso l’amato mentore per colpa del Covid.Noah Wyle in una scena di The PittHbo/SkyPerseguitato dai ricordi e dallo stress post-traumatico, visita i malati, formula diagnosi, istruisce gli studenti e addestra i nuovi medici, discute terapie e interventi dei servizi sociali con altri dottori e con le infermiere, e lotta con l’amministrazione e con sé stesso per non cedere alle pressioni. Nonostante tutto, riesce a non perdere umanità e umorismo, e a non privare i pazienti di dignità e rispetto. Abbiamo parlato di realismo e questa sembra fantascienza, ma The Pitt, dopo anni di popolarità del modello alla Dr House (l’antieroe brusco ed egoista), cerca di riportare in auge quello del dottore buono. Tale figura non è solamente una pietra miliare della televisione americana e un omaggio a uno dei suoi personaggi più grandi, il Dr Green (prima di lui c’era il dr Kildare di Richard Chamberlain, ma Robby è oggettivamente l’erede dell’amato Ciccio), bensì il tipo in cui, oggi, abbiamo bisogno di credere, ovvero il medico bravo, calmo e compassionevole. E Wyle, anche produttore dello show, è fantastico nel restituire la pietà, la sensibilità, il senso di giustizia e la professionalità di Robby, ma anche la sua frustrazione, disperazione, rabbia e stanchezza.Se si può dire che una serie ha un’anima, The Pitt ce l’ha ed è piena di ideali e buoni propositi. Ma lo show è anche, molto più pragmaticamente, un’istantanea veritiera e ben costruita di come funziona veramente un pronto soccorso, sia dal punto di vista burocratico e amministrativo che da quello delle procedure mediche. Il vantaggio di andare in onda su un canale pay garantisce un livello superiore di realismo e, infatti, alcune rappresentazioni sono estremamente crude e grafiche. Se siete impressionabili o se certe sequenze risvegliano brutti ricordi, The Pitt potrebbe non essere la serie per voi. Gli attori hanno affrontato un boot camp con il personale medico per imparare a muoversi come veri dottori e infermieri e lo fanno benissimo, rispettando una coreografia precisa ripresa con stile documentaristico. La formula vincente di The Pitt è costituita dalla fredda, cupa autenticità con cui viene immortalata la quotidianità del pronto soccorso, mescolata con il melodramma e la teatralità con cui vengono presentati i personaggi e le loro vicende. Intorno a Robby orbitano una miriade di figure, alcuni fantastici come la caposala Dana Evans (Katherine LaNasa), il vero pilastro del pronto soccorso.Nel corso di quindici ore e altrettanti episodi, The Pitt approfondisce l'aspetto psicologico, indagando gli stati d'animo dei personaggi con la stessa meticolosità con cui indugia sull'aspetto medico. In quel gruppetto eterogeneo di medici e infermieri, ognuno è afflitto dai propri demoni personali, dal passato e da drammi che si consumano in diretta: c’è chi nasconde la farmacodipendenza (conseguenza dei turni estenuanti), chi affronta i postumi dell'ennesima aggressione al personale medico, chi è vittima di un aborto spontaneo nel bel mezzo del turno. Tutti tirano avanti, allo stremo o quasi delle forze, della sopportazioni fisica e psicologica, ricevendo come premio la gratitudine di qualche paziente, la soddisfazione di aver salvato delle vite e qualche ora di riposo prima di ricominciare, da celebrare con i colleghi con una birra al parco mentre cala il tramonto. Se esistessero davvero, sarebbero degli eroi.
The Pitt, o dell'evoluzione (ma non reinvenzione) del medical da network in quello da streaming più cupo e realistico
Pluripremiato agli Emmy, lo show creato dallo stesso team di Er - Medici in prima linea (e suo erede “spirituale”) con Noah “Carter” Wyle è la migliore e più autentica serie ospedaliera degli ultimi anni
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