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Ultimo aggiornamento: 14:31 del 23 Settembre
Attenzione al “cambio di prospettiva” costruito ad arte dai campioni della destra e dai loro megafoni: da Charlie Kirk a Roberto Scarpinato senza soluzione di continuità. In generale il “gioco” prevede che si esasperi il significato di fatti marginali o che si stravolga la verità dei fatti stessi per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica altrove: come nei vecchi western quando il pistolero braccato faceva rotolare un sasso sul tetto per far credere che sarebbe sbucato da un’altra parte.
Reagire a questo “gioco” è una necessità democratica che non deve impedire, come invece qualcuno invita a fare, di riconoscere ciò che di inopportuno, di sbagliato, di odioso pure c’è dentro situazioni delle quali però si rivendica una lettura e quindi un giudizio diverso. Cioè, per fare un esempio da manuale, le manifestazioni svoltesi in tutta Italia ieri per denunciare il genocidio a Gaza e pretendere azioni concrete da parte del governo italiano sono state un fatto di straordinario valore civile e politico, capace di mettere ancora più in evidenza le colpevoli responsabilità di chi governa, mentre il “cambio di prospettiva” ha subito operato per oscurare questa verità inquadrando soltanto le (solite) azioni devastanti di alcuni, elevandole a rappresentazione del tutto, fino al parossismo “magistrale” di Maurizio Belpietro su La Verità che ha titolato: “per la pace a Gaza hanno fatto la guerra a chi va a lavorare”! Questo “cambio di prospettiva” va denunciato, come va denunciato chi pensa di imboccare o rischia di fatto di imboccare la strada dell’attacco violento ai “simboli-nemici”, perché questa è la strada che conduce alla disumanizzazione dell’altro premessa della violenza politica da sempre ancella dell’autoritarismo più orribile.






