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23 SETTEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 9:26 del 23 Settembre

“Grazie alla mia famiglia, a mia moglie, ai miei genitori, a mio fratello, al mio bambino, ai miei amici, al Manchester City, alla squadra e ai miei ex compagni per i risultati raggiunti, sono orgoglioso di ricevere questo premio”. Gianluigi Donnarumma non ha dimenticato nessuno durante la cerimonia di premiazione del Pallone d’Oro (vinto da Dembélé) dopo la consegna del premio Yashin (premio al miglior portiere), vinto per la seconda volta dopo quella del 2021. Nemmeno il Manchester City, suo club da meno di un mese. Nessuno, o quasi. Nel suo discorso di ringraziamento infatti il 26enne portiere del Manchester City- che si è classificato al nono posto nella classifica generale dell’ambito trofeo – non ha mai citato il suo ex allenatore Luis Enrique, con cui ci sono stati degli attriti nelle ultime settimane della sua esperienza parigina.

Donnarumma non cita mai nemmeno Al-Khelaifi (che al contrario lo ringrazia, “grazie anche a te Gigio”), ma soprattutto non fa nessun accenno all’allenatore spagnolo. Non dice mai la parola “Psg”, ma ringrazia “la squadra”. Una polemica velata, dopo gli attriti degli scorsi mesi, con Donnarumma messo alla porta da società e allenatore per far spazio a Lucas Chevalier, portiere arrivato dal Lille e considerato “dai piedi buoni” da Luis Enrique. Una polemica nata con la non convocazione in Supercoppa Europea, punto di rottura definitivo tra il portiere e l’allenatore, al punto che poi Donnarumma si è trasferito al Manchester City nell’ultimo giorno di mercato.