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Per molto tempo sono state raccontate a scuola, nei bar e negli uffici: c’erano quelle più ingenue e infantili, quelle più surreali e grottesche, quelle più volgari e sboccate. E c’erano quelli bravi a raccontarle e quelli scarsi. In alcuni casi hanno fatto la fortuna di comici, editori e produttori televisivi, in altri hanno contribuito a definire la personalità di figure pubbliche. Come Silvio Berlusconi, il più controverso e influente politico italiano degli ultimi trent’anni, che le raccontava spesso nelle occasioni pubbliche.
Le barzellette sono state a lungo una presenza costante nelle conversazioni quotidiane, finché non lo sono state più. Oggi si sentono di rado, anche in quei contesti in cui un tempo era normale raccontarle. Tra i più giovani, sono state sostituite da forme di comicità più rapide e immediate come meme, brevi video e gif animate. Nel mondo editoriale hanno trovato nuovi formati e linguaggi.
Fino ai primi anni Duemila, le barzellette erano ancora molto diffuse nell’industria italiana dello spettacolo e dell’intrattenimento. Alcune tra le trasmissioni televisive più popolari del periodo, come La sai l’ultima? e Stasera mi butto, erano incentrate proprio su questa forma di comicità. Comici come Enrico Brignano, Gino Bramieri, Andrea Pucci, Valentina Persia e Antonio Giuliani hanno cominciato a farsi notare proprio grazie alle barzellette. E il celebre attore teatrale Gigi Proietti, oltre che per i suoi film e i suoi spettacoli teatrali, era famoso per il suo vastissimo repertorio di barzellette e per la sua inimitabile capacità di narrarle.






