SAN GREGORIO NELLE ALPI - Cade dalla scala mentre esegue alcuni lavori in casa: i soccorritori del Suem 118 guidano la figlia nelle manovre rianimatorie in attesa dell’arrivo dei medici. Un’operazione fondamentale che purtroppo non è però bastata a salvare la vita di Daniele Capraro, 58 anni, morto dopo una settimana di agonia all’ospedale di Treviso dov’era stato portato d’urgenza. I familiari hanno voluto compiere un grande gesto d’amore donando gli organi di Daniele e contribuendo così a salvare altre vite. Non solo: per ringraziare il Suem per la professionalità e l’umanità, la famiglia ha deciso di devolvere al reparto le offerte che verranno raccolte durante il funerale.
Il tragico incidente domestico risale a domenica 14 settembre. Daniele Capraro, 58 anni, residente a Paluch, nel comune di San Gregorio nelle Alpi, stava eseguendo alcuni lavori nella sua abitazione. Era in cima a una scala quando ha improvvisamente perso l’equilibrio ed è precipitato a terra battendo con violenza la testa. Quel che è certo è che l’uomo ha avuto un arresto cardiorespiratorio. Quando una delle figlie lo ha trovato a terra, incosciente, ha immediatamente allertato i soccorsi. Gli operatori del Suem, diretti da Cristina Barbarino, hanno cercato in primo luogo di tranquillizzare la donna e, successivamente, di spiegarle come praticare la respirazione bocca a bocca in modo corretto e quali erano le altre manovre necessarie per cercare di mantenere in vita l’uomo fino all’arrivo dei soccorsi. Vista la gravità della situazione, nella frazione di Paluch è arrivato Falco. Daniele è quindi stato preso in carico dai sanitari che hanno cercato di stabilizzarlo per trasferirlo, appena possibile, a bordo dell’elicottero per il ttrasporto d’urgenza all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, come spesso accade in caso di gravi traumi alla testa. I medici hanno provato di tutto per salvare la vita di Daniele, ma non c’è stato nulla da fare. Prima di dichiarare la morte del 58enne sangregoriese però, i sanitari hanno avuto l’opportunità di prelevare gli organi. La famiglia, infatti, pur in un momento di grande sofferenza, ha deciso di dare l’assenso all’espianto facendo così in modo che la morte del loro congiunto possa contribuire a salvare altre persone che, grazie ai suoi organi, potranno vivere o migliorare la loro esistenza.






