Il bilancio finale racconta di nove fermati e di un corteo serale fino alla Questura per chiederne la liberazione, ma anche dei disagi di una città paralizzata dalla protesta. Il lato oscuro della grande manifestazione per Gaza, però, sono gli scontri andati in scena tra forze dell’ordine e manifestanti nel pomeriggio dopo che questi ultimi avevano occupato per più di un’ora tangenziale e autostrada.
Tutto procede secondo il copione degli accordi presi tra organizzatori e gestori dell’ordine pubblico fino all’ingresso in tangenziale, intorno alle 14, dalla rampa dell’uscita 7bis. La testa del corteo entra pian piano al grido di «Vittoria, vittoria», scandendo il solito coro «Free, Free Palestine» e lanciando petardi al cielo, mentre dalle altre corsie i camionisti di passaggio suonano il clacson festanti.
La pax, però, non dura nemmeno dieci minuti. Alcuni cominciano a scavalcare i new-jersey per bloccare la A14 in direzione Romagna. Non tutti concordano, si discute, alcuni si tirano indietro, ma la voglia di bloccare tutto è troppo forte e a centinaia si portano sull’autostrada.
A quel punto, l’argine è rotto e nel giro di pochi minuti vengono occupate anche le due corsie opposte di autostrada e tangenziale. La parte principale del corteo ha già cominciato a defluire verso via Stalingrado, in occupazione restano circa duemila persone. «È un momento storico, lo stiamo vivendo», gridano dai megafoni. Qualcuno vorrebbe spingersi anche oltre: «L’aeroporto non è lontano». Ma sono le 14,40 quando si affacciano sul lato della tangenziale rivolto a Casalecchio mezzi e uomini della polizia. Di lì a poco gli agenti indossano le maschere e partono i lanci di acqua con gli idranti e di lacrimogeni.













