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22 SETTEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 18:53
No, non era affatto crollata, dissolta, smontata, svanita, fallita, l’inchiesta milanese sull’urbanistica, come avevano scritto in molti dopo che il Tribunale del riesame a metà agosto aveva ordinato la scarcerazione per due imputati (l’imprenditore Andrea Bezziccheri in carcere e l’ex componente della Commissione Paesaggio Alessandro Scandurra ai domiciliari). Tre ordinanze emesse dal Tribunale del riesame in altra composizione (con due giudici uguali e uno diverso su tre) hanno ribadito che l’accusa di corruzione permane per altri tre indagati, l’ex assessore Giancarlo Tancredi, il presidente della Commissione paesaggio Giuseppe Marinoni e l’imprenditore Federico Pella.
Tancredi e Marinoni, scrivono i giudici, erano pubblici ufficiali “a libro paga” dei costruttori. Per Tancredi, Marinoni e Pella la custodia cautelare era stata sostituita con una misura interdittiva, ma i giudici nelle motivazioni ora confermano che “il gip nell’ordinanza impugnata ha dato ampiamente conto delle fonti di prova”, “confermando il quadro di gravità indiziaria nei confronti di Tancredi”, dunque “le valutazioni del gip devono essere confermate”, “pur con le precisazioni che si diranno in relazione alla qualificazione giuridica dei fatti”: viene riqualificato il reato, contestando non la corruzione su singoli atti contrari ai doveri d’ufficio (articolo 319 del codice penale) ma la corruzione per l’esercizio della funzione (articolo 318). “Dalla complessiva ricostruzione dei fatti emergono quindi gravi indizi del fatto che Tancredi abbia consapevolmente concorso al perfezionamento del patto corruttivo intercorso tra Marinoni e Pella”.








