Che la discografia mondiale goda di un ottimo momento e, grazie allo streaming, abbia infilato nel 2024 il decimo anno consecutivo di crescita è cosa nota. Meno noto è il grande protagonismo dei 27 paesi dell’Unione europea nel settore: l’anno scorso, infatti, in termini assoluti il mercato dell’Ue a 27 è cresciuto più di Stati Uniti, Cina, Brasile e Gran Bretagna. Lo rivela la nuova edizione di Music in the Eu, il report che Ifpi, la federazione globale delle major discografiche, dedica al mercato dell’Ue, mettendone in risalto potenzialità e criticità. E l’Italia - terzo mercato dell’Unione che si appresta a chiudere il 2025 con l’ottavo anno consecutivo di crescita - ha fatto la sua parte con un contributo di incremento dell’8,5% che ha portato il business ad attestarsi a 461,2 milioni.
I ricavi, a Bruxelles e dintorni, corrono veloci: nel 2024, secondo lo studio Ifpi, hanno subito un incremento di 470 milioni di euro, più del doppio dell’incremento del giro d’affari degli Stati Uniti (+220 milioni di euro) e più della somma degli incrementi di paesi Brics molto interessanti per il comparto come Cina (+132 milioni) e Brasile (+106 milioni) e del Regno Unito (+86 milioni). Per comprendere le ragioni che stanno dietro questa performance bisogna prendere in considerazione l’eterogeneità dei mercati discografici che compongono l’Ue: ci sono i Nordics, in cui il tasso di penetrazione dello streaming premium (ossia quello a pagamento) è molto alto, e ci sono i paesi dell’est dove ci sono ancora margini assai ampi di conversione da free a premium degli utenti.






