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Nel 2010 David Carr, giornalista del New York Times esperto di media e internet, visitò la sede della media company statunitense Vice per intervistare Shane Smith, il suo fondatore. All’epoca Vice aveva un accordo con la CNN, che trasmetteva in esclusiva alcuni suoi video, orientati all’intrattenimento più che all’informazione.

Carr fu colpito da un reportage in cui Smith girava per le paludi della Liberia con il capo di un gruppo militare locale, che si faceva chiamare “Butt Naked” (qualcosa come “Sedere scoperto”), e raccontava aneddoti sull’addestramento dei suoi uomini. Secondo uno di questi, prima di andare in battaglia i soldati bevevano il sangue di un «bambino innocente». Durante l’intervista, Smith parlò con toni supponenti dei reportage del New York Times in Africa. Carr gli rispose: «Prima che a te venisse in mente di andare in Africa, noi eravamo già lì a raccontare genocidio dopo genocidio. Metterti un elmetto da safari e filmare un po’ di merda per terra non ti dà il diritto di insultarci».

È uno degli aneddoti raccontati in Vice Is Broke, documentario distribuito da Mubi che racconta come una fanzine distribuita gratuitamente a Montreal riuscì a diventare un colosso mediatico con una valutazione superiore ai 5 miliardi di dollari. Vice Is Broke è scritto e diretto dallo chef statunitense Eddie Huang, uno degli storici collaboratori di Vice, per cui condusse la rubrica culinaria Huang’s World. Huang ha finanziato il documentario personalmente, in parte per analizzare i motivi del declino di Vice, e in parte per denunciare le molte inadempienze dell’azienda, da cui deve ancora ricevere centinaia di migliaia di dollari.