Impiegare organi e cellule staminali emopoietiche provenienti da donatori con infezione attiva da virus dell'epatite C (Hcv) anche su pazienti negativi in attesa di un trapianto di organo o midollo.
Sarà ora possibile farlo grazie al via libera per il Centro nazionale trapianti (Cnt) in collaborazione con l'Istituto superiore di sanità (Iss) da parte dell'Aifa all'utilizzo, a carico del Ssn, dei farmaci antivirali ad azione diretta anche per il trattamento immediato dell'infezione da Hcv dopo un trapianto di organo o di midollo.
Ciò consentirà di contrastare tempestivamente l'infezione eventualmente trasmessa col trapianto, salvaguardando riuscita dell'intervento e salute complessiva del paziente.
Fino a oggi gli organi di donatori con infezione attiva da Hcv erano destinati quasi esclusivamente a riceventi affetti da epatite C cronica, anche se in attesa di organo diverso dal fegato, per un totale medio di 60-70 trapianti l'anno (30-35 di fegato, 25-30 di rene, circa 5 di cuore). Secondo le nuove indicazioni sarà possibile avviare il trattamento antivirale su tutti i riceventi al primo eventuale riscontro di positività subito dopo il trapianto, aprendo la possibilità di estendere l'utilizzo degli organi di questi donatori per tutti i riceventi. Il Cnt stima che sarà possibile realizzare circa 150 trapianti in più ogni anno, pari a un incremento del 4,4% rispetto al totale.






