Negli ultimi dieci anni, il sistema universitario italiano ha dimostrato che l’espansione degli atenei, soprattutto quelli a vocazione tecnico-scientifica, può tradursi in un significativo miglioramento delle prospettive occupazionali dei laureati. Un caso emblematico è quello dei Politecnici, e di quello di Bari in particolare, che pur partendo da una situazione meno consolidata rispetto ai grandi atenei del Nord come i Politecnici di Milano Torino, ha saputo crescere sia in termini di attrazione di studenti sia nella capacità di inserirli nel mondo del lavoro. E non a caso sono stati tra gli atenei che si sono visti riconoscere incrementi elevati del Fondo di finanziamento ordinario appena allocato dal Mur (su cui si veda Il Sole 24 Ore di lunedì 8 settembre).
Su le matricole
Come dimostra il grafico i dati sugli immatricolati (triennali e magistrali) mostrano un trend positivo per il Politecnico di Bari. Nel 2014/15, gli immatricolati erano 2.170, mentre nell’anno accademico 2024/25 sono 3.344, con un incremento del 54 per cento. Un aumento significativo, soprattutto se confrontato con gli altri atenei considerati: il Politecnico di Torino, ad esempio, è passato da 9.361 a 12.044 immatricolati nello stesso periodo (+29%), mentre il Politecnico di Milano è passato da 12.817 a 16.992 (+33%). Anche la Scuola Politecnica delle Marche ha registrato una crescita, seppur più contenuta, passando da 4.465 a 5.299 immatricolati (+19%). Quanto alla composizione, il trend di Bari riguarda in maniera omogenea studenti triennali e magistrali, mentre la crescita delle altre tre realtà è concentrata sugli studenti magistrali. Questi numeri raccontano una storia di fiducia crescente verso il Politecnico di Bari, che ha saputo rafforzare la sua offerta formativa e la sua reputazione, attirando sempre più studenti anche da altre regioni.






