PADOVA - Medico anestesista a Padova, autore di racconti e di testi teatrali, al suo esordio narrativo con "Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia" (TerraRossa Editore), Michele Ruol si è trovato finalista al Premio Strega, e ora è impegnato in un tour di incontri e presentazioni letterarie.
Si aspettava questo successo, questo libro le ha cambiato la vita?
«Non direi, continuo a lavorare in ospedale come sempre, certo questo esordio ha rappresentato un percorso che non mi aspettavo, di certo non lo immaginavo. È stata una bellissima sorpresa, ma io continuo a fare le mie cose».
Come medico anestesista, è abituato a trovarsi fra la vita, la morte e la "non vita" dei protagonisti del suo Inventario. Il suo lavoro l'ha influenzato nella stesura di questa storia di una tragedia familiare?
«Di sicuro mi è stato d'ispirazione, nonostante la mia sia una storia di fiction. Ma per le domande che il lavoro mi sollecita, il confronto quotidiano con il dolore, la morte e situazioni a cavallo fra questi estremi è continuo. Il lavoro del medico richiede gesti tecnici, trattamenti specifici e iter codificati. Ma poi c'è un grande campo aperto che ha a che fare con il senso di ciò che capita, il come, il perché degli avvenimenti della vita. Facendo il medico ci si abitua a questo, ma poi uno si porta a casa le domande, i dubbi, storie che alla fine rimangono dentro di sé. La linfa che mi ha ispirato è legata anche a domande rimaste senza risposta».






