Non ha solo fatto bene: ha fatto benissimo Matteo Salvini a sconvolgere l’impianto e la scaletta di oggi a Pontida per centrare il suo messaggio sulla libertà di parola sotto attacco dopo il brutale assassinio di Charlie Kirk. Quella tragedia non è stata affatto un “incidente”, un evento impensabile e imprevedibile, mala logica conseguenza di una campagna di demonizzazione sistematica, personalizzata, ossessiva.
La differenza con l’Italia? Sta solo nel fatto che dalle nostre parti circolano meno armi, e quindi – per fortuna – le chances di beccarsi una fucilata sono più scarse. Ma tutto il resto di un meccanismo purtroppo oliatissimo c’è anche da noi, e funziona a pieno ritmo. C’è una macchina mediatica progressista che individua i bersagli, li espone, li disumanizza. Poi c’è qualcuno che colpisce, che provvede materialmente a “eseguire”: la statuetta in faccia contro Berlusconi, o la pioggerellina di aggressioni (universitarie e non) nei confronti di voci “sgradite”. Poi c’è la folla che applaude: e sono tifosi di sinistra, c’è poco da fare. E infine, a richiudere il cerchio, c’è di nuovo il circolino intellettuale dem che dà le pagelle ai morti, distingue tra i defunti “buoni” e i defunti che invece “se la sono cercata”.














