Rearview Mirror: Liverpool–London–Paris, in mostra fino al 4 ottobre alla Gagosian di Londra una mostra che è più che fotografia: sono le immagini scattate dal frontman dei Beatles oltre 60 anni fa

di Germano D’Acquisto

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C’è un Paul McCartney che nessuno immagina, almeno fino a quando non lo vede impugnare una fotocamera invece di una chitarra. Ebbene sì: tra dicembre 1963 e febbraio 1964, mentre la Beatlemania infuriava e il mondo perdeva il senno, McCartney documentava tutto con la sua Pentax 35mm. Niente flash, niente pose forzate: il ragazzo di Liverpool diventava reporter di se stesso e della propria leggenda. Così nasce Rearview Mirror: Liverpool–London–Paris, in mostra fino al 4 ottobre alla Gagosian di Londra, e subito si capisce che stiamo guardando qualcosa di più di fotografie: è il backstage della storia, con McCartney dietro e davanti all’obiettivo, come un demiurgo che gioca con il tempo e il desiderio.

Le immagini non raccontano solo i Beatles. Raccontano l’attesa del pubblico, i momenti sospesi tra il panico e l’euforia, il backstage, i corridoi del Lewisham Odeon, del London Palladium, del Finsbury Park Astoria, i camerini parigini. Ci sono le prove della tournée britannica del ’63, l’apparizione al Juke Box Jury vista da ventitré milioni di spettatori, la follia del Christmas Show, e le tre settimane all’Olympia di Parigi che sembra un laboratorio di transizione verso la leggenda. E in mezzo a tutto questo, un autoritratto enigmatico: McCartney riflesso nello specchio della soffitta della fidanzata dell’epoca, Jane Asher, dove nacque la melodia di Yesterday. Qui la leggenda si fa ragazzo, il mito si fa intimità: lo sguardo è diretto eppure discreto, privato e universale insieme. Ma non basta: rimasterizzati da negativi e contact sheet considerati perduti per mezzo secolo, firmati e incorniciati con cura sartoriale, questi scatti trasformano la storia in oggetti da desiderare.