C'è chi va a Gaza in barca, restando giorni e giorni nelle acque europee perché le onde sono troppo alte o c'è qualche problema con il carburante, e chi invece opta per una soluzione un po' più comoda: restare a casa e digiunare. La fantasia dei proPal non ha confini e ora Ultima generazione lancia lo "sciopero della fame per Gaza".

Tre persone, Beatrice (32 anni), Alina (36 anni) e Serena (39 anni), sabato mattina si sono presentate alle 9.45 davanti alla Camera dei Deputati in piazza di Montecitorio con una richiesta precisa: "il Governo Meloni deve riconoscere ufficialmente il genocidio in corso in Palestina da parte di Israele e deve garantire protezione e ritorno in sicurezza per le persone italiane imbarcate nella Global Sumud Flotilla".

FLOTILLA, "TROPPO STRESS": I VOLONTARI IN FUGA DALLE BARCHE

Sono stati mesi «molto complessi, dove il carico emotivo e decisionale è molto pesante ed è normale ...

Queste richieste - viene sottolineato in una nota - sono in linea con quelle del grande sciopero nazionale del 22 settembre, a cui Ultima Generazione dà sostegno. Subito sono arrivate le forze dell'ordine che - è scritto nella nota - hanno sequestrato i cartelli delle tre persone con scritto "Meloni riconosca il genocidio. Sciopero della fame 1° giorno", per poi restituirli. "Ho deciso di unirmi allo sciopero e a privarmi del cibo, perché non riesco più a tollerare ciò che sta succedendo a Gaza -spiega Alina, madre di tre figli -. Ora basta! Non continuerò la mia vita come se nulla fosse, metto il mio corpo a disposizione e andrò avanti con lo sciopero della fame a oltranza, il mio impegno è per la Flotilla e per la Palestina, affinché riesca nella sua missione e affinché le persone partite tornino a casa senza un graffio e che il governo riconosca che le atrocità che stanno succedendo a Gaza sono un genocidio!".