Devo rilevare ancora una volta una certa narrazione negativa su Agrigento Capitale Italiana della Cultura e per essa, sulla Fondazione che presiedo. Sto seguendo con attenzione i servizi di tutte le testate, ma l’articolo apparso su Repubblica Palermo che indica come “eccentrico” il programma di Agrigento2025 perché riporta due convegni nazionali di medici cattolici e farmacisti come parte del programma ufficiale, mi costringe a intervenire. Le capitali della Cultura – come è stato con le nostre “colleghe”, prima di tutto Palermo nel 2018 – hanno presentato un programma- cardine con cui è stato vinto il titolo. Ai progetti di questo dossier durante l’anno vengono affiancati i cartelloni e le manifestazioni dei partner (Regione, Beni Culturali, Comune, Parco della Valle dei Templi, Soprintendenza, e altri) ma anche eventi, manifestazioni, progetti, mostre, convegni che altri enti sono felici di organizzare nella città che si fregia di un titolo nazionale, amplificandone la visibilità.

È stato così per i medici, e in precedenza per centinaia di altri: a tutti loro viene concesso un patrocinio gratuito (e sottolineo, gratuito) e il logo. Non fanno parte del programma che voi definite eccentrico, ma è una certificazione di comunità, se così la possiamo chiamare, nella certezza che non è cultura solo una mostra, ma anche un convegno medico, un evento di una scuola, un evento sindacale, un convegno di enologi. Parlano di un territorio vivo, cosa questa che la narrazione negativa amplificata su Agrigento, non tiene in considerazione. Detto questo, a tutt’oggi nessuno dei 44 eventi parte del dossier di candidatura di Agrigento2025 è stato cancellato, e tutti verranno realizzati entro dicembre 2025. La Fondazione che presiedo ha duramente lavorato da febbraio ad oggi, per portare avanti un progetto che valorizza la città, la provincia e la Sicilia intera in un clima profondamente negativo sempre volto alla "demolizione" di ogni sforzo.