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20 SETTEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 15:24

“Il tesoretto da spendere non c’è. Possiamo fare le cose che, se lo spread fosse rimasto a 250 non avremmo potuto fare. Dopodiché il timone lo so manovrare, quindi la rotta ce l’ho precisa”. Il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, mette i puntini sulle i alla vigilia della manovra d’autunno: si alle spese belliche, no agli strappi fiscali in senso salviniano e largo ai sacrifici delle banche. “Io faccio il ministro dell’Economia e delle Finanze, ho una coalizione di volenterosi partiti che propongono un sacco di cose, ovviamente insieme al presidente Meloni e ai capi di tutti i partiti troveremo il dosaggio giusto perché tutti siano accontentati, ma non sia certamente scassato il bilancio pubblico, perché questo non lo permetterò”, dice intervenendo al festival di Open.

La rottamazione? “È una richiesta che Salvini ha posto in termini significativi e pressanti, ma questo termine a me non piace. Preferirei parlare di pace fiscale con chi vuole fare la pace con il fisco. Chi non vuole deve aspettarsi un pò di guerra”, spiega. E comunque “i termini della questione stanno per essere posti nei giusti modi”, ha concluso. La difesa? “Conosco bene le esigenze di Crosetto. Avrà la giusta soddisfazione come tutti gli altri colleghi”, dice a margine dell’Ecofin informale a proposito delle richieste di maggiori risorse per la Difesa. “Abbiamo assunto impegni internazionali e ne sono cosciente. Sono qui a Copenaghen per questo, non è che vivo fuori dal mondo: sono questioni di cui parliamo ogni giorno”, aggiunge.