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Non comprendere che le parole non sono pietre, e che nessuna opinione può uccidere o ferire, apre la strada ai peggiori regimi

L'uccisione di Charlie Kirk, diventato famoso organizzando confronti dialettici, ha riaperto la questione della libertà di parola. D'altra parte Kirk è stato eliminato perché, per molti, è ormai venuta meno la differenza tra un'idea (per quanto sgradevole sia ai nostri occhi) e un'azione.

La cosa non sorprende, dato che gli ordinamenti hanno accettato l'idea che si debba usare la legge contro quelli che vengono definiti "discorsi d'odio" e in qualche caso perfino contro teorie ritenute infondate: si pensi alle norme in tema di disinformazione. Non comprendere che le parole non sono pietre, e che nessuna opinione può uccidere o ferire, apre la strada ai peggiori regimi. Una volta venuto meno il confine, ad esempio, tra "dire cose marxiste" e "agire da marxista" (uccidere i borghesi, espropriare i proprietari, mettere in manicomio i dissidenti), non c'è più alcuno spazio per il pluralismo e il confronto; e certo non è una società libera quella in cui sia proibito sostenere le tesi del Capitale. Per giunta, una recente ricerca di FIRE (Foundation for Individual Rights and Expression, che in America si batte per la libertà di parola) ha mostrato come la maggioranza degli studenti americani ritenga che in università si debbano evitare confronti tra posizioni diverse. Dunque il report non solo evidenzia quanto il free speech sta declinando, ma che gli stessi studenti sono schierati a protezione dello status quo.