L’avevamo lasciata a Bangkok campionessa del mondo, campionessa di tutto con l’Italia, avvolta in un abbraccio collettivo alle compagne di viaggio e immerse dentro contagiose lacrime tricolori. Ieri, una raggiante Paola Egonu è ricomparsa a dare un po’ di luce al paludato salottino di “Otto e mezzo”, ospite su La7 di quella Lilli Gruber che si è affannata ad alzargli palle invitanti che neanche Alessia Orro, aspettandosi qualche schiacciata a tutto braccio su Giorgia Meloni, Roberto Vannacci e il governo tutto. Invece, Paola ha mostrato di saper anche far muro, intelligente, misurata e probabilmente ben preparata ad aggirare le inevitabili, prevedibili, farragginose imboscate lessicali. Qualcuno era partito per suonare, è tornato a casa suonato.

Il piano-partita di Gruber è stato palese dalla prima battuta: buttarsi sul volley per arrivare al razzismo. Del resto, il titolo in sovraimpressione era «L’Italia che batte l’odio» e Egonu ancora non aveva neanche iniziato a parlare. Chiaro, no?

«Lei è stata protagonista di una recente, straordinaria vittoria», ha cominciato Lilli rivolta a Paola, «di chi è questa vittoria e a chi la vorrebbe dedicare?». «Alla mia famiglia, agli amici e ai tifosi che ci hanno seguito», l’ovvia replica di Egonu, che dopo questo fulmineo riscaldamento è stata subito catapultata nella tela del ragno: «Lei è stata protagonista della lotta al razzismo perché spesso è stata bersaglio. E proprio lunedì il presidente Mattarella ha stigmatizzato il razzismo nello sport. Stiamo facendo passi avanti?». «Sì, perché se ne parla con coraggio, anche grazie ai risultati sportivi, come il nostro, quelli del basket maschile, dell’atletica... ». Insomma- riprova Gruber- «la società civile è più avanti di certa politica?». «Sì, però sono convinta che, con il percorso giusto, il tempo possa aiutare a far arrivare tutti sulla stessa pagina». Oibò, forse l’intervista non sta andando sul binario atteso e la conduttrice decide di attaccare da un altro lato: «Come l’hanno cambiata i momenti difficili?». «Mi hanno resa forte, ho capito le mie debolezze e la mia forza, quello che conta è sapersi rialzare. E, pensando al volley, l’idea di ricevere la palla dalle mie compagne mi dà tanto, perché è come ricevere ogni volta la loro fiducia».