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La nuova stretta del regime non risparmia le università: spariscono i testi firmati da autrici e vengono vietati corsi su diritti e società, in un progetto di silenziamento culturale senza precedenti

Un Paese senza voce femminile è un Paese destinato all’oscurità. Con l’ultimo decreto del governo talebano, che ha bandito dai corsi universitari afghani i libri scritti da donne e 18 materie considerate “in conflitto con la Sharia”, l’Afghanistan compie un ulteriore passo verso la desertificazione culturale.

Secondo quanto riportato dalla Bbc, oltre 140 volumi — testi che spaziano dalla chimica alla sociologia — sono stati rimossi dalle biblioteche accademiche. Non si tratta soltanto di narrativa o saggi di genere: perfino manuali tecnici come Sicurezza nei laboratori chimici sono stati bollati come “preoccupanti” perché firmati da autrici. Un paradosso che rivela la natura profondamente ideologica di questo divieto: non è la materia a essere incriminata, ma la firma femminile, cancellata come se non fosse mai esistita.