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Ultimo aggiornamento: 7:40
di Susanna Stacchini
Scrivo dalla Toscana, terra ricca di storia e bellezze naturali. La Toscana si caratterizza per i suoi borghi medievali, città rinascimentali, mare, montagna e paesaggi collinari. Peccato che così tanta bellezza venga oltraggiata dalla presenza di numerosi tetti di amianto, molti dei quali in evidente stato di usura. Ma evidentemente la questione non è estetica: vedere svettare tetti di amianto è l’oggettiva testimonianza del fallimento di una comunità che non ha ancora capito quanto ognuna di quelle polveri potrà nuocere gravemente alla salute di figli, nipoti e pronipoti.
In Italia, l’amianto è stato ufficialmente bandito con la legge 257 del 1992 che ne ha vietata l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, il commercio, la produzione, compresa la produzione dei prodotti che lo contengono. Con questa legge, si è riconosciuto il valore scientifico della ricerca che già allora aveva dimostrato quanto l’esposizione all’amianto fosse la causa diretta dello sviluppo di patologie molto gravi – la peggiore mortale nella quasi totalità delle persone affette, il mesotelioma polmonare. Legge, questa, ulteriormente perfezionata nel 1994, implementando il divieto di produzione e utilizzo dell’amianto. Da lì sono serviti ben 14 anni per obbligare i datori di lavoro, con il decreto legislativo 81/2008, a effettuare la valutazione del rischio amianto nei luoghi di lavoro e a predisporre un piano per la messa in sicurezza.






