La loro, ricorda di fronte allo sguardo commosso di Abramo Rossi, ex ufficiale dell'Arma dei carabinieri internato nei campi e testimone della prigionia, è stata una "resistenza senza armi", che fece da sponda in modo decisivo a chi combatteva nelle campagne per la Liberazione del Paese. "La libertà di cui oggi ci gioviamo ha un debito verso il coraggio di questi uomini - insiste il capo dello Stato -. Patrioti che nei campi tedeschi sono stati privati della loro stessa identità e ridotti a un numero, che hanno respinto lusinghe e promesse quando è stata loro proposta la rinuncia alla loro dignità di italiani in cambio di una scarcerazione. Patrioti che, nelle baracche, dopo il lavoro, hanno cominciato a tessere i fili di quelle relazioni solidali, di quell'etica collettiva che sarebbe diventata l'humus di un nuovo inizio per l'Italia". Furono scelte personali, non calate dall'alto. "Nei no pronunciati allora - evidenzia Mattarella - ci sono ragioni morali e civili, nate certamente dal giuramento di fedeltà alla corona e all'Italia, rafforzate da ragioni di coscienza e dal senso di umanità e della propria personale dignità". A determinarli, dice sicuro l'inquilino del Colle, "vi fu indubbiamente anche la percezione di un tradimento profondo del regime.
Mattarella:"Patrioti i militari che si opposero a Salò"
"Patrioti" aveva definito "i caduti" della Resistenza lo scorso 25 aprile. Allo stesso modo Sergio Mattarella chiama i militari it...










