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Ultimo aggiornamento: 14:14
Ebbero il “coraggio di pronunciare il No al nazifascismo” e pagarono per questo un “prezzo personale altissimo”. Fu “resistenza” anche la loro, di fronte al fascismo che “si contrappose di fatto alla nazione” e “spinse quanti nella cultura patriottica e risorgimentale erano stati formati a cercare una nuova casa da edificare per esprimere i sentimenti del Paese”.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato così i militari italiani che furono internati nei campi di concentramento tedeschi durante la II Guerra Mondiale dopo l’armistizio dell’8 settembre. Uomini che subirono “al termine della guerra una sorta di oscuramento della loro resistenza, travagliata ed eroica”. Eppure, ha sottolineato il capo dello Stato, con “quel No ai fascisti di Salò e alle truppe di occupazione difesero la dignità e il senso autentico dell’amor di Patria quando lo stesso vertice dello Stato si era dissolto”.
Per “lungo tempo”, ha sostenuto Mattarella, le “vicissitudini e la condotta dei circa 650mila militari internati sono rimaste in ombra, malgrado il numero dei caduti, le sofferenze patite da tutti loro, i coraggiosi rifiuti alle pressioni sempre più minacciose dei carcerieri, le reti di solidarietà costruite fra italiani”. La loro “resistenza” ebbe un “significato e una valenza di altissimo rilievo” sul piano “valoriale, morale” e “anche su quello concreto”.










