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19 SETTEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 14:46

Stamattina i sindacati hanno dato un ultimatum al primo ministro Sébastien Lecornu: se entro il 24 settembre non avrà risposto alle loro rivendicazioni, si riuniranno per fissare una nuova giornata di scioperi e manifestazioni. Quella che sta investendo la Francia è una protesta che mescola giustizia sociale e fiscale, richieste di cambiamento politico, opposizione alle misure sull’austerità: i francesi scesi nelle piazze ieri (più di 500 mila per la polizia, almeno un milione secondo i sindacati), a solo dieci giorni dal Bloquons tout! del 10 settembre, chiedono che anche i più ricchi, che riescono a eludere il fisco tramite ottimizzazioni, contribuiscano allo sforzo del Paese per contenere il colossale debito pubblico. Denunciano le disuguaglianza crescenti, i redditi stagnanti per molte famiglie, le difficoltà per chi vive in zone rurali o periferiche. Denunciano l’erosione del welfare, i tagli sui servizi pubblici, alla sanità, all’istruzione, percepiti come ingiusti, specialmente verso chi ha redditi modesti o medi.

Chiedono la sospensione o anche l’abrogazione della riforma delle pensioni, votata nel 2023 dopo mesi di scioperi, e da allora diventata il simbolo dello Stato che non protegge i lavoratori. Un insegnante nel corteo di Limoges ieri sollevava il problema del carovita, affitto, trasporti, degli stipendi che non seguono l’inflazione: “La gente vuole guadagnarsi da vivere in modo corretto”. Un padre di Tolone partecipa al corteo con i due figli piccoli: “Vorrei poterli portare a cena fuori una volta ogni tanto”. Un’infermiera di Grenoble vorrebbe “svolgere il suo lavoro con più dignità”. La parola “dignità” torna più volte, anche scritta sugli striscioni a Marsiglia: “Per la dignità dei quartieri popolari”. Nelle strade c’erano pensionati solidali e tanti, tanti giovani, studenti di licei e di università, contro i costi dell’istruzione, gli alloggi sempre più cari, contro la precarietà, l’instabilità sul lavoro: molti di loro considerano che la prospettiva di un futuro dignitoso è sempre più incerta.