Ha dormito pochissimo, travolto da emozione e messaggi. «Ero bello stanco, appena ho toccato il letto sono svenuto». L’Italia scopre Mattia Furlani, vent’anni, il ragazzo volante esce dal perimetro degli appassionati di atletica: l’oro mondiale di Tokyo è un passe partout che spalanca nuovi territori. Non c’è più bisogno, in Giappone, di sottolineare concetti triti («Sono nato in Italia, pago le tasse in Italia, mangio italiano, parlo italiano, romano e reatino: e il problema sarebbe la pelle nera? Ma dai…» ha detto l’anno scorso al Corriere), lo sport viaggia più veloce della società, è già oltre. Come per Nadia Battocletti, il trionfo passa dal flop al Mondiale 2023, un supplizio necessario: «Si cresce anche attraverso le lezioni della vita». Mattia si commuove rigirandosi tra le mani la medaglia vinta col personale (8,39), da campione, e parlando del nipotino in arrivo a novembre, figlio della sorella Erika: «Lo vizierò, cresceremo insieme, la medaglia è solo il primo regalo che ho in serbo per lui».