Una flotta di 14 Boeing E-3A della Nato con antenna radar rotante da 9 metri di diametro che volano a 9.150 metri d’altitudine, ciascuno in grado di pattugliare un’area grande quanto la Polonia. Tre aerei in volo coordinato possono fornire copertura radar su tutta l’Europa centrale. La Nato definisce i suoi aerei Awacs – che sta per Airborne warning & control system – “gli occhi nel cielo” dell'Alleanza atlantica. Sono aerei diventati fondamentali nella postura di deterrenza e difesa tra Russia e Nato, rafforzata dopo l'invasione russa su larga scala dell'Ucraina, e sono in grado di vedere – letteralmente – tutto. Negli ultimi anni hanno effettuato centinaia di pattugliamenti lungo il fianco orientale della Nato, sul Baltico e sul mar Nero e monitorando tutto quello che succede sopra l'Ucraina. La loro missione è “seguire gli aerei da guerra russi, rilevare missili e osservare tutto quello che si muove”, si legge sul sito della Nato. Operazioni che hanno l'obiettivo di “individuare per tempo le minacce che si avvicinano al territorio” occidentale. Il quartier generale è in Germania, a Geilenkirchen; 16 i Paesi che partecipano attivamente alla missione – tra cui l'Italia – insieme a Regno Unito e Francia con ruoli di cooperazione. Tre le basi avanzate operative da cui possono decollare gli E-3A, in Grecia, in Turchia e dall'aeroporto militare di Trapani Birgi, dove ha sede il 37esimo stormo dell'aeronautica militare e dove sono state tenute in passato anche esercitazioni Nato.Gli Awacs italiani in azione in PoloniaUn aereo Awacs italiano è intervenuto nella notte tra il 9 e il 10 settembre, quando la Polonia ha chiesto aiuto agli alleati per monitorare l'emergenza scattata per l'incursione di 21 droni russi nel suo territorio, insieme a F-16 polacchi, F-35 olandesi, aerei per il rifornimento in volo della Nato l'attivazione di batterie di Patriot tedeschi. Episodio che ha convinto l'Allied command operations – il comando che pianifica ed esegue dal Belgio tutte le operazioni dei 32 Paesi Nato – a rafforzare pattugliamenti e missioni sul fianco Est dell'alleanza, lanciando due giorni dopo Eastern Sentry. Con una serie di velivoli – F-16, Eurofighter e Rafale – aggiuntivi a disposizione, e fregate militari anti-missile. È l'ultima misura di una presenza sui Paesi dell'Est Europa - che formano il “fianco orientale” - che la Nato rafforza dal 2014, anno in cui la Russia ha invaso e annesso la Crimea in Ucraina. Come si legge nelle note ufficiali, la “Nato ha aumentato la sua presenza militare nella parte orientale dell’Alleanza come risposta diretta al comportamento della Russia”, che viene definita esplicitamente la “minaccia più significativa e diretta alla sicurezza degli Alleati e alla pace e stabilità nell’area euroatlantica”. Nel 2017 il rafforzamento dell'area baltica, con il dispiegamento permanente di quattro Battlegroup – forze multinazionali pronte al combattimento – in Lettonia, Lituania, Estonia e Polonia. Paesi che condividono con Russia, Bielorussia e con Kaliningrad – l'enclave russa sul Baltico tra Lituania e Polonia – più di 2.000 chilometri di confine. E che hanno consentito alla Nato di rafforzare i pattugliamenti sul corridoio di Suwałki, che collega i Baltici con la Polonia, ma anche Bielorussia e Kaliningrad. È considerato uno dei luoghi più pericolosi e vulnerabili a un attacco russo in territorio Nato.Il fianco Est si rafforza con altri 4 battlegroupNel 2022 il fianco orientale si rafforza ancora, e i Battlegroup – dopo l'invasione russa dell'Ucraina – diventano otto. Le missioni Enhanced Forward Presence vengono stabilite anche in Bulgaria, Slovacchia, Slovenia e Romania. “Adesso con i Battlegroup arriviamo dal Baltico al Mar Nero”, sintetizzò ai tempi l'allora segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. Poi la decisione di portare se necessario questi battaglioni – da 1.500 soldati – fino a una brigata, quindi raddoppiando o triplicando il numero di soldati. Poi nel 2023 un cambio strategico decisivo, quello di schematizzare la difesa collettiva in “piani regionali di difesa”, dividendo aree di responsabilità e rete di comando a livello regionale. L'analista Benjamin Jensen del CSIS di Washington, in un'intervista a Wired lo definisce “il cambiamento più grande”. Secondo Jensen “i piani regionali permettono una migliore pianificazione logistica e del comando e controllo” e rendono più utili le esercitazioni “che assumono così sia un valore deterrente che di prontezza”.Un soldato italiano durante una esercitazione ad Adazi, in Lettonia. Dove si addestra uno degli 8 Battlegroup della NATO
Nato VS Russia, le tensioni sono sempre più evidenti sul fianco Est dell'Europa, sempre più militarizzato
Anche se fa meno rumore delle provocazioni di Mosca, la Nato continua a rafforzare le aree che segnano il confine con Russia e Bielorussia









