SOFIA. Biagi, Santoro e Luttazzi non devono più lavorare alla Rai. Da un palazzone alla periferia di Sofia, capitale della Bulgaria, sotto lo sguardo un po' annoiato del primo ministro Simeone di Sassonia Coburgo Gotha, e con il timbro di uno scrosciante applauso di un gruppo di imprenditori italiani militanti di Forza Italia, Silvio Berlusconi ha licenziato senza troppi giri di parole i tre popolari personaggi televisivi che avrebbero fatto un «uso criminoso» del mezzo televisivo pubblico. Da mesi, dalla campagna elettorale, Silvio Berlusconi aveva dichiarato guerra al giornalista italiano più conosciuto e seguito, al conduttore di Sciuscià e al David Letterman italiano.
Il Cavaliere li aveva accusati di aver provocato un suo brusco calo negli indici di consenso alla vigilia delle elezioni di maggio a causa delle loro trasmissioni duramente critiche, li aveva additati come esempio negativo di televisione faziosa. Ma mai era arrivato a chiedere esplicitamente il loro allontanamento dalla Rai. Ieri a nomine Rai completate lo ha fatto. Tutto è cominciato da una innocua domanda di un giornalista bulgaro che voleva sapere se Rai e Mediaset (evidentemente anche a Sofia i due network, pubblico e privato, vengono accomunati al presidente del consiglio) avevano intenzione di fare investimenti in Bulgaria. Berlusconi non si è limitato alla risposta negativa: «Non ho notizie di investimenti», e ha precisato che «nel programma del governo e della coalizione è prevista la privatizzazione della Rai con il mantenimento di una rete in mano pubblica per adempiere al servizio pubblico». Fin qui nulla di nuovo, ma è stato solo il trampolino di lancio per il missile lanciato contro Biagi, Santoro e Luttazzi. «La tv pubblica ha infatti continuato il capo del governo ha subito in questi giorni dei cambiamenti nei responsabili di reti e telegiornali. E quindi finalmente tornerà ad essere tv pubblica, cioè di tutti, cioè oggettiva, cioè non partitica, cioè non faziosa, come è stata con l'occupazione militare della sinistra».






