Sono stati mesi «molto complessi, dove il carico emotivo e decisionale è molto pesante ed è normale che ci siano persone che hanno deciso di andarsene e altre di aggiungersi». Tony La Piccirella, uno degli attivisti più loquaci della Global Sumud Flotilla (forse anche uno dei pochi “autorizzati” a parlare con i giornalisti vista come è stata “espulsa” la giornalista de La Stampa nei giorni scorsi), la racconta così.
Come se non bastasse l’attivista svedese imbarcata come testimonial della Global Samud Flotilla, Greta Thunberg, solo 48 ore fa ha deciso di cambiare ruolo e barca. Tra volontari che si ritirano, barche che restano alla fonda, deve esserci qualcosa che non va tra gli equipaggi imbarcati e il fantomatico Comitato direttivo che intende filtrare le comunicazioni con l’esterno, ritira i passaporti, continua a ventilare problemi di sicurezza e riservatezza come se Mossad, Shin Bet, Aman (intelligence militare dell’Idf), Unit 8200, Cia e Nsa avessero bisogno delle corrispondenze dei giornalisti per scoprire dove si incontreranno. Tanto più che - come raccontato a fine agosto al quotidiano online IlPost da Luca Poggi, responsabile della logistica del Comitato tutte le bache “certificate” sono state cablate e messe in rete, attrezzate con videocamere e con la connessione a Starlink, la rete di telecomunicazione satellitare di SpaceX (una delle società del multimiliardario Elon Musk).








