Roma, 18 set. (askanews) – Nel mese di settembre i nodi della pace, intrecciati da migliaia di mani scout in tutta Italia, raggiungeranno le ambasciate di 28 Paesi (tra cui Israele, Palestina, Ucraina, Federazione Russa e Iran) oggi segnati dal conflitto. Un piccolo segno materiale, un nodo di corda, diventa così un grande messaggio universale: un vincolo che unisce ciò che la guerra divide, una corda che sostiene chi rischia di cadere, un simbolo di speranza che chiede pace.

Il “CNGEI – Corpo Nazionale Giovani Esploratori ed Esploratrici Italiani”, con i suoi 16mila associati, ha scelto la semplicità e la forza di un gesto antico: annodare fili diversi per renderli più forti, più resistenti, inseparabili. Ogni nodo è un impegno: non arrendersi all’odio, non cedere all’indifferenza, scegliere la pace.

Il 21 settembre, Giornata Internazionale della Pace, gli scout laici italiani si fermeranno insieme in un momento di raccoglimento corale. In ogni città, in ogni sede, in ogni gruppo, risuoneranno i nomi dei Paesi in guerra: un “rito laico” che trasforma la memoria in consapevolezza e la speranza in azione.

“Il nodo è un vincolo che non si spezza facilmente: ci ricorda che l’umanità è legata da un destino comune. Con questo gesto, il CNGEI vuole riaffermare che non c’è pace senza giustizia e senza dignità per tutte le persone”, dichiara Filomena Grasso, presidente nazionale del CNGEI.