Le bandiere arcobaleno sventolate in aria o portate sulle spalle come foulard, gli striscioni dipinti a mano con la parola “pace” scritta in tutte le lingue del mondo, i cartelli contro le guerre che attraversano il panorama internazionale. Un lungo serpentone colorato sta attraversando dalle 10 di questa mattina le strade nel cuore di Torino. In un periodo storico segnato dai conflitti - da Gaza all’Ucraina, fino all’Iran - un migliaio di persone ha preso parte alla Marcia della pace, la storica iniziativa nata nel 1961 da un’idea del filosofo della nonviolenza Aldo Capitini e approdata per la prima volta, dopo 65 anni di Perugia-Assisi, sotto la Mole. Tra i partecipanti c’è anche Nicola Lagioia, scrittore ed ex direttore del Salone del Libro: «È bellissimo che un messaggio di pace attraversi Torino proprio nella domenica del Salone. Bisogna respingere l’idea che la guerra sia inevitabile, perché il passo per considerarla giusta, o addirittura santa, è brevissimo».

Il percorso Famiglie, scout, associazioni, gruppi parrocchiali, giovani e anziani sono partiti dal parco del Valentino per percorrere insieme 5,5 chilometri lungo il Po e la Dora fino a piazza della Repubblica. In testa al corteo sfilano i grandi teli colorati realizzati da migliaia di bambini tra Torino, Firenze, Vicenza e altre città italiane. «La bandiera della nazione è divisiva, i colori dell’arte ci salvano», spiega Paola Zanini, responsabile del dipartimento educazione del Castello di Rivoli, indicando gli striscioni che aprono la marcia. Una camminata colorata Il clima è quello di una grande camminata collettiva. C’è chi scatta fotografie, chi si ferma lungo il percorso per osservare il corteo e chi tiene stretta una bandiera palestinese accanto a quella arcobaleno della pace. Sui cartelli si leggono richiami ai diritti umani, alla nonviolenza e al disarmo. Uno cita Albert Einstein: «Il mondo sarà distrutto non da coloro che fanno il male, ma da coloro che li guardano senza fare nulla». Tra chi sfila c’è Pasquale Ciavarella, 77 anni, pugliese che vive a Torino e che questa marcia l’aveva già fatta anni fa. Oggi è tornato con «un po’ di amarezza». «Da giovani avevamo grandi ideali. America e Israele erano popoli che abbiamo amato, ma oggi vediamo che calpestano i diritti umani. Però dobbiamo continuare a credere che la pace nel mondo sia possibile». Poco più avanti cammina Cristian Fiore, 55 anni, arrivato da Asti: «Vogliamo che i nostri soldi vengano spesi meglio e non per le armi. Alla fine chi soffre sono sempre i più deboli».