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Martedì sera un camion con una sessantina di capre si è imbarcato sul traghetto che ogni sera parte dall’isola di Alicudi per raggiungere il porto di Milazzo, in Sicilia. È il primo di tanti che nelle prossime settimane faranno lo stesso tragitto per tentare di liberare l’isola dalle capre inselvatichite che negli ultimi 20 anni l’hanno colonizzata.

Alicudi è un’isola vulcanica dell’arcipelago delle Eolie abitata stabilmente da un’ottantina di persone, da anni alle prese con i problemi causati dalla proliferazione delle capre, non originarie dell’isola: sono di razza girgentana, saanen e tibetana. Furono portate una ventina di anni fa da alcuni allevatori e fin da subito non fu semplice gestirle. Le capre iniziarono a scappare dai recinti e a rifugiarsi nelle zone disabitate, nella macchia mediterranea. Occuparono la parte più alta di Alicudi e il versante settentrionale della montagna, dove iniziarono a riprodursi senza controllo.

Fino a una decina d’anni fa il problema era sottovalutato, anzi la presenza delle capre suscitava più che altro curiosità tra i turisti. Dalle iniziali cinquanta, le capre divennero presto duecento, trecento, ora sono circa seicento e continuano a riprodursi, indisturbate. Col tempo sono diventate anche molto meno timorose: si avvicinano alle case per mangiare, rovinano i muri a secco dei terrazzamenti, divorano gli arbusti e le piante protette all’interno della riserva naturale, ostruiscono i sentieri.