Orcel: "Traditi dal governo, ora in Italia dobbiamo crescere senza acquisizioni"

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«Abbiamo tutti imparato la lezione». A dirlo è stato ieri l'amministratore delegato di Unicredit, Andrea Orcel (in foto), a proposito dell'operazione non andata in porto su Banco Bpm dopo gli stringenti paletti imposti dal governo. Nel suo intervento alla Ceo Conference di Bank of America, che si è tenuta ieri a Londra, il banchiere romano ha fatto capire che per il momento non ci sarà un ritorno su Piazza Meda. «Abbiamo provato qualcosa che non ha funzionato per ragioni esterne, ma ora abbiamo tutti imparato la lezione che non ha nulla a che fare con la transazione in sé, ma ha a che fare con l'interferenza del governo», ha osservato Orcel. Quanto all'Italia, che vale circa la metà del fatturato e degli utili dell'intero gruppo, «ora dobbiamo accelerare senza un'operazione di fusione e acquisizione». Le attenzioni, adesso, sono tutte sul braccio di ferro per la conquista di Commerzbank, che vede l'istituto italiano da una parte e la ceo Bettina Orlopp (anche lei presente allo stesso evento londinese) supportata dal governo tedesco dall'altra. La banchiera tedesca è tornata a ripetere le stesse frasi riguardo a una possibile integrazione con Unicredit. «Alle valutazioni attuali non ha senso». Inoltre, «non è utile e non è soddisfacente avere un azionista arrivato a quasi il 30% che è parallelamente un concorrente diretto nel mercato domestico». Una frase, tuttavia, che probabilmente non troverebbe d'accordo gli azionisti di Commerz privi di interessi politici. Dall'11 settembre 2024, giorno in cui Unicredit ha acquistato le prime azioni di Commerz, il titolo è cresciuto di oltre il 130%, l'azienda ha varato un piano ambizioso che porta la distribuzione degli utili al 100% e punta a realizzare profitti per 3,8 miliardi entro il 2027 anche grazie a robuste sforbiciate dei costi. E tutto per respingere l'assalto della banca italiana. Orlopp però avanza altre critiche riguardo a presunti rischi «di forte sovrapposizione» sulla clientela di tipo aziendale che potrebbe portare a una «riduzione dei ricavi».Dall'altra parte Orcel, che ha parlato poco prima di Orlopp, non si è scomposto: lui ha una partecipazione del 26% e, entro la fine di quest'anno, convertirà anche gli ultimi derivati per salire al 29 per cento. «Dal nostro punto di vista, rispettiamo molto il governo. È un interlocutore critico, fondamentale», ha osservato il banchiere. «Noi speriamo che col tempo vedano la luce», in una battuta che suona come una frecciatina alla cancelleria di Friedrich Merz che si è espressa in modo ostinatamente contrario all'iniziativa di Unicredit, con argomentazioni corrosive come la presunta rischiosità dei Btp in pancia a Piazza Gae Aulenti. «Nel frattempo, non abbiamo alcuna fretta. Aspettiamo e vediamo come si sviluppano le cose», ha detto dall'alto di un ritorno consolidato sull'investimento del 20% che si sta consolidando.