Aumentare la spesa militare dei trentadue Paesi della Nato al 3,5% del Prodotto interno lordo, nell’ambito di un più ampio obiettivo per la sicurezza del 5% del Pil per ciascun paese membro, rischia di generare 1.320 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente nel prossimo decennio. Quanto emesso in un anno da Brasile, il quinto maggiore emettitore al mondo. È il risultato a cui giunge un’analisi di 11 studi accademici recenti, che hanno cercato di stimare l’impatto degli aumenti delle spese militari sulle emissioni di gas serra. Si tratta di un lavoro condotto dell’organizzazione britannica Scientists for Global Responsibility e coordinato dal ricercatore Stuart Parkinson. Ma la strada è segnata più che mai, come si evince anche dalle parole pronunciate nelle ultime ore da Mario Draghi che, un anno dopo la presentazione del rapporto sulla competitività europea, durante la conferenza di alto livello con la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, alza il tiro: “Il confine tra economia e sicurezza è sempre più sfumato”. Nel frattempo il piano sul riarmo è diventato “Readiness 2030”. Solo che prestiti e flessibilità concesse ai Paesi che potenziano le spese militari avranno conseguenze. Anche sulle emissioni e, quindi, sul clima.
Il riarmo NATO produrrà 1320 milioni di tonnellate di CO2 nel prossimo decennio
Lo studio di Scientists for Global Responsibility svela l'impatto ambientale della spesa militare: più emissioni del Brasile in un anno






