Torno ad occuparmi dei funzionari addetti all’Ufficio del Processo, meglio noti come UPP, perché si tratta di una vicenda surreale. Il governo ha bandito un concorso per l’assunzione di 2.970 unità nel Ministero della Giustizia – 2.600 assistenti giudiziari con diploma e 370 funzionari UNEP con laurea – che entreranno in servizio entro giugno 2026, in perfetta coincidenza con la scadenza dei contratti a termine dei quasi 9.000 Addetti all’Ufficio per il Processo (UPP) assunti grazie ai fondi del PNRR.

La narrazione pubblica è quella del potenziamento della giustizia, ma la realtà è l’ennesimo cortocircuito istituzionale: si sostituiscono professionisti già formati, altamente qualificati, che oggi coprono mansioni complesse, con profili meno competenti, con stipendi più bassi, ma con contratto a tempo indeterminato, che magari così fa statistica. Il bando ufficiale del concorso – pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – conferma il peggior scenario: gli UPP non solo non vengono stabilizzati, ma vengono trasformati in “concorrenti esterni” a cui viene concesso un punteggio aggiuntivo in graduatoria, riconoscendo parzialmente l’esperienza maturata senza tuttavia prevedere alcuna corsia preferenziale reale, né un inquadramento coerente con le attività sinora svolte.