«È solo una parte di verità processuale, nel senso che secondo quanto riconosciuto dal tribunale è stato individuato uno dei due esecutori materiali. Sullo sfondo rimane il secondo e, soprattutto, il mandante e il movente che hanno determinato il duplice omicidio». Così Lino Giorgio Bruno, procuratore capo di Vicenza, ha commentato la decisione della giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Vicenza (con rito abbreviato condizionato) di condannare all’ergastolo Umberto Pietrolungo, il calabrese di 59 anni accusato di aver sparato all’avvocato civilista Pierangelo Fioretto e alla moglie Mafalda Begnozzi (59 e 52 anni) la sera del 25 febbraio 1991, uccidendoli proprio nel cortile della loro casa nel centro del capoluogo, in contra’ Torretti.
Omicidio coniugi Fioretto a Vicenza, ergastolo al mafioso 34 anni dopo il delitto: «Ma manca il mandante»
L’avvocato e la moglie furono uccisi sotto casa nel 1991: il cold case risolto nel 2023. I difensori: «Leggeremo le motivazioni della sentenza per poi presentare appello»







