Dipende. Lo si può considerare come un prezioso tesoretto di 600 milioni di euro per le casse dello Stato che l’Agenzia delle Entrate chiede ora ad Amazon dopo mesi di inchiesta della Procura di Milano sull’ipotizzata evasione di 1,2 miliardi di Iva nel 2019-2021 (3 miliardi con sanzioni e interessi) sulle vendite a distanza online. O lo si può valutare come un gigantesco favore ad Amazon fatto dal governo Meloni a una delle big tech americane a cuore del presidente Trump, con lo «sconto» di quasi 2 miliardi e mezzo di euro tra tasse e sanzioni rispetto ai calcoli di Guardia di finanza e pm, e soprattutto con la dichiarata esclusione di quei rilievi penali di frode fiscale che invece Procura e GdF insisteranno a propugnare in un futuro processo però già cosi mezzo azzoppato.
Tasse di Amazon, il viceministro dell’Economia in riunione con la Procura di Milano: l'Agenzia delle Entrate esclude il penale e chiede 600 milioni (invece di 3 miliardi)
Una settimana fa il viceministro Leo ha partecipato con il direttore centrale dell’Agenzia all’incontro con i pm: il Fisco dice no ai profili penali (sostenuti dalla Procura) e alle sanzioni (calcolate dalla Guardia di Finanza)






