Dopo i dieci miliardi di dollari di danni chiesti al Wall Street Journal per aver pubblicato una lettera di auguri a sfondo sessuale a Jeff Epstein in occasione di un suo compleanno (lettera inesistente per Donald Trump, ma poi consegnata al Congresso dai legali del miliardario pedofilo morto suicida), ora il presidente denuncia per diffamazione il New York Times e Penguin Random House, maggiore editore librario Usa: chiede danni per 15 miliardi. Nelle 85 pagine della denuncia presentata da Trump non a New York o a Washington, ma nel Tribunale di Tampa, in Florida, non c’è l’accusa di un falso specifico: si parla di decenni di articoli e accuse contro di lui costruiti con l’obiettivo di danneggiarlo. Sotto tiro per gli stessi motivi la casa editrice che ha appena pubblicato Lucky Loser: un libro, scritto sempre da firme del Times, la cui ricostruzione (Trump non si è fatto da solo e, anzi, ha sperperato parte del patrimonio paterno) viene contestata con veemenza dal presidente.