Lo scorso 11 settembre, il giorno dopo la morte dell’attivista conservatore Charlie Kirk, la vedova Erika e un piccolo gruppo di amici e alleati, tra i quali il produttore del podcast Andrew Kolvet, hanno trasmesso una nuova puntata spiegando cosa potrebbe accadere al movimento nei prossimi mesi: la vedova ha subito chiarito che gli incontri previsti del tour autunnale si terranno regolarmente e che Kirk, presentato come un martire cristiano, «veglierà» ancora sulla no-profit da lui fondata nel 2012. Lo stesso Kolvet, intervenendo al podcast dell’ideologo dei Maga Steve Bannon, ha citato le parole di Kirk: «Il movimento è un’istituzione che vivrà dopo di me».

Ma oltre a Erika Kirk, che la settimana scorsa in un messaggio pubblicato sul sito di Turning Point Usa ha fatto capire di voler continuare a guidare la no-profit, anche il vicepresidente Jd Vance potrebbe essere interessato a un maggior coinvolgimento nel gruppo. Proprio ieri Vance ha condotto un episodio del Charlie Kirk Show direttamente dal suo ufficio della Casa Bianca: «Questa organizzazione deve crescere - ha detto -, dobbiamo aggiungere qualcosa a questo movimento, assicurandoci che la prossima generazione di giovani si senta sicura e abbia il coraggio di esprimere la propria opinione e di dire la verità». In questo caso è evidente che anche il vicepresidente voglia inserirsi in uno spazio politico rilevante: Kirk ha iniziato la sua attività nei campus quando pochissimi studenti si definivano conservatori, creando un movimento che ha contribuito alla vittoria di Donald Trump alle elezioni del 2024. Per questo, in vista di una possibile candidatura di Vance nel 2028, la piattaforma di Kirk potrebbe essere essenziale per creare un vantaggio competitivo importante nei confronti dei possibili altri candidati.