NEW YORK Ci sono una poltrona (vuota) e un microfono in primo piano, sullo sfondo lo studio dal quale l’influencer di destra Charlie Kirk ha trasmesso i suoi live per anni, rendendo la sua associazione, Turning Point Usa, la guida di migliaia di studenti conservatori. «Come puoi dire a una bambina di 3 anni che suo padre è morto? Ha tre anni», ha detto la vedova Erika Kirk, in un messaggio registrato e trasmesso sul sito della no-profit. «Le ho detto, piccola, papà ti ama tanto. Non ti preoccupare, sta facendo un viaggio di lavoro con Gesù così può pagare per i tuoi mirtilli». Erika Kirk, miss Arizona nel 2012 e podcaster insieme al marito, nel video ha anche attaccato il sospetto assassino, il ventiduenne Tyler Robinson: «Loro hanno ucciso Charlie perché diffondeva un messaggio di patriottismo, fede e amore misericordioso di dio. La missione di mio marito non finisce, neanche per un momento», ha concluso la vedova.

Intanto la polizia sta perquisendo la casa di Robinson che, come hanno confermato amici e familiari, negli ultimi anni si era radicalizzato. Alcuni compagni delle superiori hanno ricordato che il presunto killer nel 2020 ha sostenuto la campagna elettorale di Donald Trump, ma che poi negli ultimi mesi avrebbe spiegato più volte di non essere d’accordo con Trump e che Kirk era troppo «moderato». Emerge anche che Robinson non era né di destra né di sinistra, ma credeva che la politica stava «distruggendo l’America», sostiene la psicologa Casey Jordan in un’intervista a Cnn. Inoltre Robinson viene descritto come una persona molto timida e riservata, appassionata di videogame. Ci sono poi diversi indizi della sua vicinanza a Nick Fuentes, il nazionalista e suprematista bianco che ha occupato online lo spazio a destra di Kirk, che ha più volte criticato. In particolare la canzone «Bella ciao», i cui versi sono stati trovati incisi sui proiettili, sarebbe molto amata dai Groypers, i seguaci di Fuentes, tanto da essere inclusa in una loro playlist su Spotify. I media americani stanno cercando di analizzare le reazioni online: oltre alle parole contro la violenza di democratici e repubblicani, ci sono stati messaggi in cui si affermava che a furia di diffondere odio era stato punito e post in cui alcuni utenti Maga parlavano di guerra civile. C’è poi la reazione di Trump: se nei giorni scorsi ha cercato di essere più conciliante, più di recente ha descritto la sinistra radicale come «il problema», definendo la destra radicale come un gruppo di patrioti che combattono contro il crimine e l’immigrazione non regolata. I dati dicono il contrario: la maggior parte degli attacchi e degli omicidi motivati dall’odio o dal credo politico sono stati compiuti da persone radicalizzate di destra. Online intanto circola il discorso di Bill Clinton dopo l’attentato di Oklahoma City nel 1992, in cui morirono 167 persone a causa di un furgone-bomba messo dal suprematista bianco Tim McVeigh. E ancora quello di George W. Bush dopo gli attentati dell’11 settembre e di Barack Obama dopo la sparatoria in una chiesa di Charleston fatta dal neonazista Dylann Roof. Tutti separavano i colpevoli dal resto della società, con messaggi di unità, sostiene Ronald Brownstain in un fondo su Bloomberg in cui chiede a Trump di «rimarginare le divisioni e non di aumentarle». Trump ha inoltre promesso di trovare i responsabili delle violenze politiche e le «organizzazioni che li sostengono e li finanziano».