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Secondo uno studio pubblicato lunedì e molto ripreso, una serie di corpi umani ritrovati in scavi archeologici nel sud della Cina e in diversi paesi del Sudest asiatico, risalenti a un periodo fra 12mila e 4mila anni fa, sono stati mummificati tramite affumicatura. Sarebbero le mummie più antiche mai trovate, visto che finora le più vecchie erano considerate quelle della cultura Chinchorro, in Cile, che risalgono fino a 7mila anni fa.
Per mummia si intende un cadavere animale (non necessariamente umano) che è stato sottoposto a condizioni che ne limitano fortemente la decomposizione, se mantenuto in determinate condizioni, tipicamente secche e fresche. È un processo che può avvenire naturalmente, per esempio in ambienti privi di ossigeno (come le paludi), molto secchi o molto freddi, ma anche artificialmente, tramite una varietà di complesse procedure.
Le mummie al centro dello studio sono molto diverse da quelle a cui si pensa più di frequente, quelle egizie, i cui esemplari più antichi sono di circa 5mila anni fa. Mentre le mummie egizie furono essiccate con una serie di complessi processi che includevano la rimozione degli organi, l’imbalsamatura con oli, la disidratazione con il sale e l’avvolgimento in bende di lino, il metodo di mummificazione di quelle asiatiche è così semplice che per anni non ci si è neanche accorti che fosse stato applicato. I corpi, tutti trovati molti anni prima dello studio, non presentano infatti segni evidenti di mummificazione, e nonostante la mummificazione si sono comunque ridotti a scheletri col passare dei millenni.









