È in via di definizione l’Addendum al noto Protocollo del 2015 tra MEF e Acri, con l’adesione di quasi tutte le Fondazioni di origine bancarie disciplinate, prima, dalla Legge Amato del 1990 e, poi e ancor meglio, dalla Legge Ciampi del 1999, tuttora in vigore e positivamente vagliata dalla Corte Costituzionale con l’importante sentenza del 2003 (24 settembre 2003, n. 300).
Il nuovo Addendum, cui si è dedicato, con il sostegno compatto delle Fondazioni e con pragmatica sagacia, il Presidente di Acri Giovanni Azzone, può considerarsi una sorta di “tagliando” di quel Protocollo del 2015, che ben ha retto in questi anni (e non si può qui non aver memoria dell’essenziale contributo all’epoca di Beppe Guzzetti) e che abbisogna di qualche ritocco, sia per il mutato contesto finanziario e sociale, sia per l’esperienza vissuta in questo non breve e complesso arco temporale. Vengono vari spunti di riflessione dalla vicenda, molto italiana, ma al contempo (una volta tanto?) alquanto positiva sotto vari aspetti.
Qui se ne vogliono segnalare soltanto due.
L’efficacia del sistema di soft law, costituito all’Accordo tra Autorità statale e soggetti attivi in un settore così cruciale come quello finanziario – sociale – culturale (la pluralità è appropriata e non enfatica). Più di interventi autoritativi e cogenti, ma solo subiti, valgono corpi normativi condivisi, convissuti, elastici: l’esigenza pubblica dello Stato permane ma viene temperata dalle istanze private, ispirate dalle reali Comunità.






