Doveva essere un tecnico ad interim, un traghettatore chiamato a portare la nave in porto (leggasi: in Champions League) in attesa di un nome più altisonante. Invece, Igor Tudor si sta prendendo la “sua” Signora pezzo dopo pezzo, partita dopo partita, vittoria dopo vittoria. Il tecnico sembrava essere l’uomo giusto nel posto sbagliato, invece anche il posto è diventato corretto con il cambio di dirigenza che, anziché cercargli un’alternativa, alla fine ha capito che la soluzione migliore era già in casa. Le tre vittorie su tre partite di questo inizio di stagione (non succedeva dal 2018/19, primo ciclo Allegri) non sono un caso ma il frutto del “rodaggio” della scorsa primavera, mesi preziosi in cui il tecnico non solo è riuscito a raddrizzare la brutta piega presa con Thiago Motta, ma ha anche soppesato la rosa e facilitato il lavoro della nuova dirigenza. Il primo merito di Tudor è stato mettere fine agli esperimenti pazzoidi della gestione precedente.

Ha aggiustato la Juventus sgangherata di Thiago Motta rendendola lineare, quasi scontata nel suo 3-4-2-1, un modulo che ha rappresentato una rottura netta con l’architettura di Giuntoli e Motta, appunto.

In un momento di assenza di chiarezza dirigenziale, lui ha portato una granitica chiarezza tecnico-tattica. È per questo che il nuovo dg, Comolli, lo ha confermato. Il tentativo, pare, di arrivare a Gasperini non fa che rafforzare questa tesi: il club voleva quel tipo di impianto tattico, quello per cui Tudor aveva gettato le fondamenta. Ha pesato Koopmeiners e ha scelto di investirci ancora del tempo, si è ricreduto su Conceiçao, che dopo un’iniziale panchina è stato riscattato per fare il titolare, e ha avuto il coraggio di testare e poi scartare Savona, prendendosi la responsabilità di giudicare chi è da Juventus e chino. Per mettere ordine, ha fissato alcuni punti fermi inamovibili: Thuram e Locatelli sono i due mediani; Kelly e Gatti i centrali più adatti a una linea a tre; e, soprattutto, Yildiz agisce da trequartista a sinistra, non più relegato sulla fascia destra come con Motta. La squadra è abbastanza solida da poter permettere al Dieci di brillare, ma sempre con le dovute protezioni: «Non va a dormire pensando di assomigliare a Del Piero. Bisogna lasciarlo crescere», spiega Tudor riguardo a Yildiz, alla vigilia dell’esordio in Champions League contro il Borussia Dortmund (alle 21, diretta esclusiva Sky Sport).