“Il campo largo toscano è cresciuto con pazienza e cura e ora può essere un modello nazionale. Il 12 e 13 ottobre quello toscano può diventare il centrosinistra più forte d’Italia» quasi si gasa Eugenio Giani guardando i seicento del teatro Puccini.
Big del Pd e fan di una vita alla convention di lancio della sua ricandidatura a governatore per il centrosinistra, “Allegria” di Gianni Morandi e “L’ombelico del mondo” di Jovanotti la colonna sonora, “sempre presente per la Toscana” lo slogan, e non poteva essere altrimenti per uno che ha quasi il dono dell’ubiquità, in grado di piazzare 500 mila chilometri in 5 anni su e giù per la «Toscana diffusa» come dice lui, uno che nel curriculum ha un’epifania alla Houdini nel Salone dei Cinquecento superblindato ai tempi in cui Renzi premier ricevette Angela Merkel in visita di Stato («Palazzo Vecchio sono io», rispose a chi gli chiedeva come avesse fatto). In sala una valanga di sindaci, la giunta, i candidati al Consiglio regionale, l’inviato di Elly Schlein in Toscana Marco Furfaro, la sindaca Sara Funaro, l’ex Nardella, l’ex-ex Domenici, esponenti di Pd, Iv, M5S, Avs. C’è il suo parrucchiere Carmine che lo insegue con le forbici per tagliargli i capelli e ora corre nella sua lista civica, e per l’occasione c’è anche la moglie Angela, sempre molto discreta, l’ultima apparizione 5 anni fa quando fu eletto governatore e lei ebbe a difenderlo dall’allora sfidante Ceccardi: «Lo chiamano mangiatartine ma Eugenio a volte torna a casa la notte e nemmeno ha mangiato. Ora si è tolto tanti sassolini dalle scarpe...».







