Se fosse per lui, i siti web per la ricerca dell’albergo più conveniente potrebbero anche chiudere. Perché tutte (o quasi) le sue ferie le trascorre aiutando chi ha urgente bisogno di aiuto. Lui si chiama Marco Zanobini e il suo nome dice poco o nulla. La sua professione, invece, dice tutto: fa il cardiochirurgo e appena gli è possibile vola in quei posti del mondo dove c’è bisogno di dare una «risistemata» a quel motore con valvole e ventricoli.

Ma per carità, non chiamatelo eroe, è una definizione che digerisce molto male: «Non credo di essere un superuomo, non c’è nessun aspetto mitologico in quello che faccio», si schermisce con decisione. D’accordo, lasciamo da parte i poteri straordinari, ma come lo descrivereste uno che, invece di andarsene in vacanza, preferisce provare a salvare vite umane? «Allora, diciamo che lì dove vado porto un dono», suggerisce sommessamente il dottore che ha messo su, insieme ad altri colleghi (Maurizio Roberto, Alberto Pilozzi Casado e Samer Kassem), l’associazione Safe Heart, organizzazione di volontariato dedicata alla cura delle patologie cardiovascolari.