Quel dialogo, teso e a distanza, tra Larissa Iapichino ed il padre-allenatore, dopo la mancata qualificazione dell'azzurra per la finale del lungo ai Mondiali di Tokyo, ha attirato l'attenzione dei tifosi più di medaglie e record in pista.
E ha riaperto l'eterno dibattito su quel rapporto, speciale e tormentato, che c'è tra genitori e figli nello sport.
Qualche osservatore lo definisce il segreto di tante vittorie, altri sono convinti che si tratti della rovina di molti campioni ma quando un genitore è anche allenatore dei propri figli si crea effettivamente un'alchimia unica, nel bene e nel male.
I binomi vincenti sono numerosi: da Mattia Furlani allenato dalla madre a Nadia Battocletti che affida alle cure del padre. Poi ci sono tanti rapporti tormentati come quello tra Gianmarco Tamberi o Stefanos Tsitsipas ed i rispettivi genitori. In questo contesto c'è Larissa: figlia della due volte campionessa mondiale Fiona May e dell'ex astista azzurro Sergio che ne è l'allenatore. Rapporti speciali che a volte sono sinonimo di successo altre, senza scomodare "Padri e figli" di Turgenev, un conflitto generazionale.
In Italia, esempi emblematici abbondano. Filippo Tortu, velocista olimpico, è allenato dal padre Salvino, con cui condivide ogni passo della carriera: "L'oro di Tokyo è più suo che mio", aveva detto commosso. Furlani, astro nascente del salto in lungo, si allena con la madre Kathy Seck, ex velocista, descrivendola come "un angelo" che non interferisce mai.










