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14 SETTEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 16:46

“Non si può chiedere all’istituzione giudiziaria di supplire a vuoti che sono innanzitutto di responsabilità politica e ministeriale. Spetta al legislatore e al governo dimostrare che l’efficienza della giustizia è davvero una priorità per il Paese e non terreno di propaganda“. In un documento dai toni netti, l’Associazione nazionale magistrati richiama la politica alle sue responsabilità per il probabile fallimento dell’obiettivo Pnrr sulla riduzione della durata media dei processi civili. L’Italia si era impegnata, entro il 30 giugno del 2026, ad abbattere del 40% il dato del 2019, portandolo da sette a quattro anni circa: una sfida “di portata eccezionale“, assunta con l’Europa “senza consultare chi opera sul campo, nemmeno ai fini di una previsione di fattibilità”, accusano le toghe nel testo approvato a maggioranza dal Comitato direttivo centrale, il “parlamentino” dell’Anm. Così, a nove mesi dalla scadenza, l’obiettivo è ancora lontanissimo e quasi sicuramente non verrà raggiunto: infatti, “nonostante la magistratura italiana sia la più produttiva d’Europa”, la lentezza dei processi “sconta criticità croniche rispetto alle quali le nostre indicazioni nel corso degli anni sono cadute nel vuoto e a cui si sono aggiunti gli effetti di riforme che hanno contribuito ad aumentare il contenzioso civile e tributario e ad allungarne i tempi di definizione“, denuncia l’associazione.