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Ultimo aggiornamento: 8:00
Ora che è finita l’orgia dell’Happy Hour della santificazione dell’adolescente romano Carlo Acutis e del torinese Pier Giorgio Frassati, possiamo tirare qualche riflessione, scevra da qualsiasi ideologismo. Nulla contro l’adolescente, trasformato, suo malgrado, in “saggio sazio di anni e di esperienza”. Capisco che l’esigenza di trovare a ogni costo un santo da proporre ai giovani post Millennials, usi ad agir per social, internet e velocità supersoniche, abbia fatto perdere un po’ di lucidità ai proponenti e organizzatori, famiglia compresa. Infatti, come, in un bancomat, presa la decisione, si è trovato subito il “miracolo” opportuno, come avviene ormai da qualche tempo, in cui la necessità aguzza non solo l’ingegno, ma anche “i miracoli prêt-à-porter”.
Accanto all’Acutis, forse per dare quello spessore che l’adolescente “scientificamente” non poteva avere, l’officina del santificio ha tirato fuori Pier Giorgio Frassati, stagionato, dall’inizio secolo 1900, di ben 125 anni ca. Questa pratica è vecchia come il sistema clericale: avvenne con Pio IX, a cui per lenire il mal di pancia si volle affiancare nientemeno che papa Giovanni XXXIII, il papa della Pacem in terris (“La guerra è roba da pazzi”, dice così letteralmente al n. 67, testo originale), proclamato “Patrono dell’Esercito italiano”. Proprio così. La perversione ecclesiastica raggiunge vertici che nemmeno il demonio in persona sarebbe capace di immaginare.







