La sera di venerdì 3 ottobre, l’economista Carlo Cottarelli si troverà sul palco del Teatro Ariston di Sanremo a eseguire Il Ragazzo della via Gluck. Non è una delle tante fake news generate dall’AI che circolano quotidianamente (il che mi consente di reiterare ancora una volta l’avviso di diffidare dei filmati che girano in rete in cui sembra che io raccomandi improbabili schemi di investimento). La notizia è vera. Ma non è un provino di Carlo Conti in vista del Festival. È un evento sponsorizzato della Banca Passadore cui sono felice di partecipare per tre motivi. Primo, i proventi della vendita dei biglietti andranno in beneficenza per la lotta alle malattie infantili. Secondo, per quanto scarso sia con la chitarra (solo accordi, niente arpeggi) la nota canzone di Celentano contiene solo tre accordi e fin lì ci posso arrivare. Terzo, lo ammetto, le canzoni, soprattutto quelle italiane, sono sempre state una parte fondamentale della mia (scusate il termine) formazione culturale. Saranno pure canzonette, per citare Bennato, sarà pure musica leggera «ma la dobbiamo imparare», come scrive Fossati.
Cottarelli: «Da Guccini a De Gregori. Così racconto l’economia con le canzoni di una vita»
L'economista a ottobre a Sanremo: suono Celentano, ma devo studiare






