Correre, saltare, giocare all’aria aperta sin dalla prima infanzia e poi praticare uno sport sono, insieme a una sana ed equilibrata alimentazione, i pilastri della salute a breve e a lungo termine. Secondo le linee guida dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) fra i 3 e i 17 anni si dovrebbe praticare un’attività fisica quotidiana di intensità moderata-vigorosa per almeno un’ora al giorno. Il che significa, per i più piccoli gioco libero, che allenare naturalmente la coordinazione dei movimenti, e per i più grandi, scegliere un’attività sportiva che abbia effetti benefici non solo sulla salute fisica, ma anche mentale. In particolare, in pre-adolescenza e adolescenza, praticare uno sport, specie se di squadra, permette di aumentare l’autostima, di migliorare la gestione dei rapporti con i coetanei e ha impatti positivi sulla qualità del sonno, oltre a tenere lontane cattive abitudini come fumo e alcol.
Praticare sport in adolescenza può proteggere da dipendenze e isolamento ma, perché abbia un impatto significativo, dev’essere iniziato «prima»: è soprattutto nell’infanzia che si adottano abitudini che poi si consolideranno negli anni, ed è in questa fase della vita che si orientano le traiettorie di salute di una persona. Se guardiamo alla situazione in Italia i dati, però, non sono confortanti: il nostro Paese è tra i primi per obesità infantile (17%) e sovrappeso nei bambini fra i 7 e i 9 anni (39%) (fonte European health report 2024, Oms). Tra questi ultimi il 70% trascorre almeno due ore al giorno davanti a uno schermo, a scapito di un’attività motoria, percentuale che tende ad aumentare con l’età, soprattutto tra i soggetti più svantaggiati a livello socioeconomico.






